Cura della persona nel suo insieme...

L’osteopatia è inserita dall’OMS nelle medicine tradizionali e complementari questo perché con il suoi principi valuta una disfunzione in maniera complementare, sulle basi della conoscenza anatomiche e fisiologiche.

Tale principio, quindi può essere applicato sia se si parla di un essere animale, come il cane, o di un essere umano, tanto più che in questi ultimi anni si è ampliata tale pratica anche in ambito veterinario: infatti l’osteopatia veterinaria si sta molto diffondendo anche al di fuori dei circuito di gare o concorsi internazionali.

Sempre più frequentemente i miei pazienti si rivolgono a me, perché riferiscono, come sintomo, dei formicolii notturni agli arti superiori, quindi alle braccia ma soprattutto alle mani, sia omolaterali che bilaterali a volta associato anche ad altri sintomi.

L’osteopatia, infatti, spesso può essere un’ottima risposta a questa problematica, ovviamente previa visione e valutazione del paziente, in quanto tale sintomo può essere la conseguenza di più fattori, che necessitano la presa in carico anche di altri specialisti.

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I dolori articolari spesso ci limitano nelle nostre azioni, nelle nostre scelte e nella vita quotidiana. Hanno per noi una perturbazione e un'influenza giornaliera; spesso si dà la colpa all'età e pensiamo che sia impossibile star bene. L’obiettivo del benessere e della salute sembra irraggiungibile. Sarà quindi mio interesse approfondire cosa sono i dolori articolari e la connessione con l'età.

Le tecniche osteopatiche sono delle tecniche manuali che l'osteopata sceglie durante il suo trattamento per migliorare e prendersi cura del paziente. La più conosciuta, tra queste tecniche è lo scrocchio, ma c'è molto altro oltre questo. Non tutti i pazienti possono essere "scrocchiati", perché in alcune età sarebbe una scelta sbagliata (neonati, bambini, donne in gravidanza e anziani) e perché in alcune patologie può essere dannosa (osteoporosi…).

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Sollecitata dalla comune e frequente domanda di chi lamenta un dolore lombare o cervicale affronto in questo articolo l'ernia del disco, la più nota delle discopatie. Sottolineo come questa patologia che mentre un tempo si riscontrava in soggetti adulti con lavori particolarmente usuranti, oggi si evidenzia anche in persone di giovane età e con maggior diffusione. La continua evoluzione delle strumentazioni e quindi precisione di esami diagnostici come la Rmn e la Tac, consentono una individuazione più rapida di questa patologia.

Chiariamo che la parte del corpo interessata è la colonna vertebrale ed in particolare prendiamo in esame i dischi intervertebrali. I tessuti, fibro-cartilaginei, che compongono questi dischi, sono formati da una porzione centrale, nucleo, a consistenza più molle e gelatinosa e da un rivestimento esterno, l'anello fibroso. Sono presenti lungo tutta la colonna, dal tratto cervicale fino alla prima sacrale, unendo stabilmente le vertebre.

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L’osteopatia individua nel diaframma, sarebbe più corretto dire diaframmi, uno dei punti fondamentali della struttura del corpo umano. Sono infatti tre i diaframmi che l’osteopatia, con la sua visione olistica, esamina con interesse nell'anatomia umana:

  • il tentorio del cervelletto;
  • il diaframma toracico;
  • il diaframma pelvico (detto pavimento pelvico).

Vorrei, in questo articolo, prendere in esame il diaframma toracico descrivendone sommariamente la funzione, l'importanza e come l'osteopatia può risolvere le disfunzioni.

Che cosa è il diaframma?

Il significato della parola, come è facilmente intuibile, significa “elemento divisorio”, infatti il diaframma separa anatomicamente la cavità toracica da quella addominale.

Il diaframma è un muscolo-tendineo lungo ed appiattito dalla forma a cupola non simmetrica, innervato centralmente dal nervo frenico, viene attraversato dall'aorta ed è collegato a tutti i principali organi ed alla spina dorsale.

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L’osteopatia osserva le cicatrici attraverso la visione olistica del corpo umano, come un tutt’uno: psiche, anima e corpo. Anche nel caso delle cicatrici l’osteopatia si rivela un valido strumento.

Per alcuni popoli le cicatrici o meglio la “scarificazione”, incisione intenzionale della pelle, sono considerate ornamentali e rappresentano da sempre un rito di passaggio, o appartenenza oppure ancora di bellezza. In quest’ultimo caso le cicatrici assumendo un significato strettamente legato all’estetica sono come i “tatuaggi” e la “body modification” dei nostri tempi.

Bisogna prima chiarire che con il termine “pubalgia” si descrive genericamente un sintomo, non la causa che lo provoca. Erroneamente si crede che interessi solo gli atleti professionisti, non è così! Può insorgere in ognuno di noi in modo molto semplice, basta ad esempio un’ipersollecitazione non corretta e ripetuta nel tempo alle inserzioni muscolari (muscoli addominali e/o adduttori).