Cura della persona nel suo insieme...

L’osteopatia individua nel diaframma, sarebbe più corretto dire diaframmi, uno dei punti fondamentali della struttura del corpo umano. Sono infatti tre i diaframmi che l’osteopatia, con la sua visione olistica, esamina con interesse nell'anatomia umana:

  • il tentorio del cervelletto;
  • il diaframma toracico;
  • il diaframma pelvico (detto pavimento pelvico).

Vorrei, in questo articolo, prendere in esame il diaframma toracico descrivendone sommariamente la funzione, l'importanza e come l'osteopatia può risolvere le disfunzioni.

Che cosa è il diaframma?

Il significato della parola, come è facilmente intuibile, significa “elemento divisorio”, infatti il diaframma separa anatomicamente la cavità toracica da quella addominale.

Il diaframma è un muscolo-tendineo lungo ed appiattito dalla forma a cupola non simmetrica, innervato centralmente dal nervo frenico, viene attraversato dall'aorta ed è collegato a tutti i principali organi ed alla spina dorsale.

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L’osteopatia osserva le cicatrici attraverso la visione olistica del corpo umano, come un tutt’uno: psiche, anima e corpo. Anche nel caso delle cicatrici l’osteopatia si rivela un valido strumento.

Per alcuni popoli le cicatrici o meglio la “scarificazione”, incisione intenzionale della pelle, sono considerate ornamentali e rappresentano da sempre un rito di passaggio, o appartenenza oppure ancora di bellezza. In quest’ultimo caso le cicatrici assumendo un significato strettamente legato all’estetica sono come i “tatuaggi” e la “body modification” dei nostri tempi.

Bisogna prima chiarire che con il termine “pubalgia” si descrive genericamente un sintomo, non la causa che lo provoca. Erroneamente si crede che interessi solo gli atleti professionisti, non è così! Può insorgere in ognuno di noi in modo molto semplice, basta ad esempio un’ipersollecitazione non corretta e ripetuta nel tempo alle inserzioni muscolari (muscoli addominali e/o adduttori).

Il dolore alla spalla è una sintomatologia fastidiosa ed invalidante e se pensiamo di risolvere con un antidolorifico, pomata o pillola, l’unico risultato sarà un beneficio momentaneo.

Soluzioni fai da tè non si addicono molto bene a questa problematica che richiede un’attenta analisi delle cause.

L’osteopatia può rappresentare per alcune di queste patologie, riconducibili ai dolori riflessi, una valida soluzione alternativa.

Da molti anni svolgo la professione di osteopata e l’esperienza ed i casi trattati mi consentono di individuare il problema del paziente già dalla prima seduta.

Il primo contatto con il paziente avviene nella maggior parte dei casi per telefono e puntualmente mi vengono poste sempre le stesse domande:

  • Può dirmi se tratta questo sintomo e/o dolore?
  • Quanto dura la seduta?
  • Qual è il costo di un trattamento osteopatico?
  • Effettua visite anche ai bambini?
  • Quante sedute ritiene, dovrò fare per risolvere il problema?

Rispondo gentilmente ed esaustivamente a tutte le domande tranne ad una, l’ultima. Perché io non so mai! (credo non possa saperlo nessuno), prima di iniziare, quante sedute serviranno. Devo capire, testare e valutare la causa del problema.

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Le donne in gravidanza sempre più consapevolmente e diffusamente si rivolgono all’osteopata, non solo nel caso sia presente una sintomatologia specifica che richieda un’opportuna valutazione, ma anche in totale assenza di essa.

Questa buona abitudine, che si sta diffondendo da qualche tempo tra le donne in dolce attesa, nasce dall’importanza che si attribuisce, sempre più, al benessere psichico e fisico dell’individuo. Durante i nove mesi della gravidanza assume un aspetto ancor più rilevante in quanto la salute ed il benessere della mamma trasmette i suoi effetti anche al feto creando un’ottimale condizione di armonia.

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Cosa è la presentazione podalica?

Si parla di presentazione podalica quando la posizione assunta dal feto all’interno dell’utero materno impegna con le natiche o i piedi il canale del parto.

Durante la gestazione il feto può assumere varie posizioni nell’utero della mamma, la disposizione ottimale del nascituro, per un parto sicuro per entrambi, è quella cefalica ed è quindi auspicabile che il feto sia già così posizionato verso la 33esima settimana poiché più ci si avvicina alla data presunta del parto e minori sono le possibilità che il feto, se ancora in posizione podalica, riesca a ruotarsi da solo per assumere la corretta posizione. Se questa problematica persiste fino al termine della gravidanza, nonostante manovre esterne effettuate da personale medico, sarà necessario effettuare il parto cesareo.

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Spesso alcuni pazienti si rivolgono a me portando a visita i loro bimbi per un problema nella deglutizione e nell’allattamento.

Vi parlerò di un caso concreto prendendo spunto da una mia piccola paziente portatami dalla famiglia per una difficoltà nell’allattamento e nei pasti.  Le difficoltà alla deglutizione portavano ad avere un tempo estremamente lungo ad ogni poppata, circa 1 ora, e per conseguenza ad un’alimentazione non efficace.

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